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Bueno Antonio

Bueno Antonio

(Berlino, 1918 - Fiesole, 1984)

In evidenza
  • Tra i grandi maestri del ‘900 italiano
  • Visibilità internazionale
  • Ha esposto in prestigiosi spazi pubblici in Italia e all'estero
  • Ha partecipato alle maggiori Biennali (Venezia e Milano)
  • Ha partecipato alle maggiori Quadriennali (Roma e Torino)
  • Presente nelle collezioni di importanti musei
  • Presente in collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali
  • Recensito da autorevoli critici, storici dell’arte, poeti e scrittori

«I vari decenni nei quali si è evoluta l’operosa attività di Antonio Bueno – Maestro talentuoso e, talvolta, deliziosamente eccentrico, invero tra i più importanti artefici manifestatisi nel Novecento – mostrano quanto ampi siano stati gli orizzonti espressivi ove egli – sempre, verrebbe da dire, con successo (postumo) – ebbe agio di cimentarsi» (Giovanni Faccenda)

Antonio Bueno nasce a Berlino il 21 luglio 1918. Suo padre è lo scrittore e giomalista Javier Bueno, allora corrispondente a Berlino del quotidiano 'ABC' di Madrid, sua madre Hannah Rosjanska. Trascorsa l'infanzia in Spagna, nel 1925 si trasferisce con la famiglia a Ginevra dove inizierà a formarsi intellettualmente e culturalmente. Si iscrive, dopo aver frequentato il liceo, all'Accademia di Belle Arti. Nel 1938 esordisce a Parigi esponendo al Salon des Jeunes. Nel 1940 si trasferisce con la mamma ed il fratello Xavier a Firenze, città nella quale imprevedibilmente finirà per trascorrere tutta l'esistenza. In Italia esordisce insieme a Xavier con due mostre a Milano, presso la Galleria Manzoni e la Galleria Ranzini, e a Firenze presso la Galleria Botti. Nel 1946 fonda, insieme al fratello Xavier, a Pietro Anigoni e a Gregorio Sciltian, il gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà” (che si scioglierà nel 1949). Stringe rapporti con Giorgio de Chirico, con Edoardo Sanguineti e Albert Camus. Giorgio de Chirico mostrerà di apprezzare senza riserve il suo lavoro, tanto da citarlo, insieme a Xavier, nelle proprie Memorie (edizione romana del 1946), fra i dieci pittori "più talentuosi" che avesse mai conosciuto. 

Dal 1950 lavora alla rivista d'arte astratta "Numero", di Firenze, di cui diviene anche segretario di redazione. La collaborazione con Fiamma Vigo, ideatrice di "Numero", e coi vari altri esponenti dell'astrattismo fiorentino, si protrae sino al 1955. Bueno passa, senza tappe intermedie, dalla figurazione più nitida e dettagliata, all'astrazione, con l’intenzione di riscattare gli eccessi della precedente epoca della "Realtà" e di poter così avviare una riconciliazione con quelle varie autorità culturali che sino ad allora avevano osteggiato la sua opera. Il movimento artistico che si viene a formare attorno alla rivista "Numero" rappresenta una stravaganza per la Firenze degli anni Cinquanta (e forse non solo per Firenze). La rivista, redatta in più lingue e diffusa anche all'estero, svolge un ruolo prezioso, contribuendo a far conoscere l'opera di pittori fra i quali Gianni Bertini, Arnaldo Pomodoro, Emilio Vedova e Giuseppe Capogrossi.

Gli anni Cinquanta rappresentano per Antonio Bueno la stagione delle "pipe". La figurazione umana viene sostituita da composizioni neometafisiche: le pipe di gesso, i gusci d'uovo rotti, i gomitoli di spago, i pennelli e le matite. In quei dipinti l’artista propone un interessante compromesso fra astrazione e figurazione. Con opere di questa fattura Antonio Bueno si presenta nel 1953 alla galleria "La Bussola" di Torino e, successivamente, alla Biennale di Venezia del 1956. Nonostante il grande successo ottenuto anche in occasione di una personale del 1958 a New York, Antonio Bueno deciderà di abbandonare questo tema nel 1959.

L'innovazione più consistente, all'indomani del periodo delle "pipe", è senza dubbio rappresentata dalla riscoperta della raffigurazione umana, che torna nuovamente in primo piano nei dipinti di Antonio Bueno. Fra il 1959 e il 1962 l'artista si dedica quasi esclusivamente ai monocromi; questo genere di ricerca culmina nell'allestimento, in collaborazione con Piero Manzoni e Paolo Scheggi, di quella che sarà poi sempre da lui rivendicata come "la prima mostra di pittura monocromatica in Italia" (nel 1962). Al di là dell'occasionale collaborazione con Scheggi e Manzoni, Bueno in quegli anni allaccia precisi rapporti operativi anche con altri artisti della sua generazione, attivi come lui a Firenze. Dal 1959 si forma un nuovo gruppo che comprendeva Silvio Loffredo, Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Alberto Moretti e Leonardo Ricci: era "Nuova Figurazione". L'intento di Bueno e dei suoi colleghi è quello di formare, più che una corrente definita e omogenea, una specie di fronte, di "cartello" delle tendenze più avanzate presenti nel capoluogo toscano, al fine di reagire all'accademismo che, sotto varie forme, domina incontrastato sulla città. Poco dopo viene reperita pure una galleria d'appoggio a Firenze, "Quadrante", nella quale proprio Bueno ha il ruolo di direttore artistico. "Quadrante", nei suoi tre intensi anni di vita, propone mostre di ottima fattura, con la partecipazione dei migliori nomi dell'avanguardia italiana e con la consulenza critica di Argan e di altri illustri studiosi. Particolare rilievo riveste la mostra internazionale dedicata alla "Nuova Figurazione" allestita da Antonio Bueno nel 1962, col patrocinio del Comune di Firenze, nei locali di Palazzo Strozzi.

Nel 1963 egli è fra i principali artefici di un nuova formazione di artisti, il "Gruppo '70", che consacra la propria azione alla ricerca multimediale e interdisciplinare. Il gruppo mira ad una ampia collaborazione interartistica, senza limiti disciplinari, e arriva a occuparsi di sociologia, di teoria della comunicazione, di "poesia visiva". Nel 1968 Antonio Bueno partecipa (con pitture monocromatiche a rilievo) alla '34' Biennale di Venezia e al “Sixth Annual New York Avant Garde Festival”. Tuttavia, attorno alla fine degli anni Sessanta, matura un nuovo ripensamento stilistico, che imprime alla sua carriera d'artista una nuova radicale svolta. Nel dicembre del 1968 annuncia la sua uscita dal Gruppo ‘70 e dall'avanguardia con una lettera in cui si autodefinisce pittore di "neoretroguardia" e spiega le ragione della sua uscita: “Una volta, stare all'avanguardia comportava dei disagi, dei rischi. L'artista, eroe povero e incompreso, si avviava da solo in una grande terra di nessuno che si stendeva al di là dei giardini ben pettinati dell'arte ufficiale. Roba di altri tempi. Con il progresso le cose non stanno più così. Da quando cioè tutti hanno capito che l'avanguardia è, in fin dei conti, il migliore degli investimenti, la schiera dei novatori si è infittita a tal punto da comprendere, praticamente, la totalità degli artisti… Ma a me il fatto di essere in tanti dà fastidio. Mi sono a questo punto accorto che lo spostamento massiccio degli artisti verso le posizioni più avanzate ha trasformato in un immenso deserto le retrovie: la terra di nessuno, paradossalmente, sta ora là dove una volta era accampato il grosso della truppa. Per gli amanti della solitudine questo è ora un posto sicuro”. Da questo momento, dunque, Antonio Bueno torna definitivamente alla figurazione, maturando la consapevolezza che, in un'epoca in cui l'antigrazioso si è fatto nuovo canone accademico, la grazia può paradossalmente agire da elemento di rottura.

Nello stesso momento in cui nella pittura di Antonio Bueno viene a determinarsi questo mutamento d'indirizzo stilistico, avviene anche un altro fatto importante. Le sue quotazioni (in parte anche sulla scia del sopravvenuto "boom economico") iniziano improvvisamente a salire, le sue opere trovano una più facile collocazione sul mercato. Sino al 1970 circa, Bueno aveva venduto quadri in Italia e all'estero, ma non a Firenze; ora, però, anche i fiorentini cominciavano finalmente a scoprirlo. Il successo era stato costruito attraverso la via più lunga e difficile, non lo aveva alimentato tra le mura di casa, lo aveva piuttosto importato a Firenze dopo averlo pazientemente coltivato altrove, su scala nazionale e internazionale.

Nel 1973 organizza, con grande successo, una seconda personale a New York. Nel 1978, in occasione di una personale a Firenze, presenta al pubblico, per la prima volta, una raccolta organica dei suoi d'après. Questi lavori, rivisitazioni ora devote, ora irriverenti, di celebri opere del passato, lo occuparono con crescente impegno nei suoi ultimi anni, giungendo infine a costituire il nucleo più consistente e rappresentativo della sua produzione matura. 

Antonio Bueno conclude la propria carriera in crescendo, giungendo a ottenere i maggiori consensi proprio nel momento in cui la sua esistenza sta volgendo al termine; si può dire, anzi, che egli non abbia fatto neppure in tempo a godere del successo e degli onori che da molte parti si cominciava a tributargli. La sua scomparsa, avvenuta nel settembre del 1984, a sessantaquattro anni di età, lo coglie in fase di piena ascesa, quando è ormai avviato a diventare uno dei maggiori maestri italiani. Tra le ultime mostre tenutesi prima della sua morte, vale la pena ricordare la grande antologica allestita in Palazzo Strozzi a Firenze, nel 1981, segno della reale riconciliazione fra Bueno e la sua città e la definitiva consacrazione in occasione della Biennale di Venezia del 1984, giusto pochi mesi prima della sua morte. Invitato da Giorgio Di Genova, presenta una serie di opere magistrali, che rappresentano senza dubbio il vertice di tutta la sua produzione della maturità.

L'interesse attorno all'opera di Antonio Bueno non si è spento con la scomparsa dell'artista, ma ha anzi continuato ad accrescersi anche dopo di essa.

(estratto dal sito ufficiale dell'artista: http://www.antoniobueno.it/)

  • Marinaretto

    Marinaretto, 1970

    cm 40x30, Olio su faesite